La laccatura è una delle finiture più versatili per ante e pannelli: permette di scegliere praticamente qualsiasi colore e diversi livelli di brillantezza. Proprio questa libertà però rende la scelta meno immediata. Vediamo come si ottiene un laccato, che differenza c’è tra opaco e lucido e come usare RAL, NCS e campioni per non avere sorprese.
Come si ottiene un mobile laccato
Laccare significa applicare a spruzzo più strati di vernice coprente su un supporto preparato, di solito MDF. Il ciclo tipico prevede un fondo, una carteggiatura per eliminare le imperfezioni e una o più mani di finitura colorata. Tra una mano e l’altra servono tempi di essiccazione adeguati.
Le vernici più diffuse in falegnameria sono poliuretaniche o acriliche, oggi anche in versioni a base acqua. La qualità del risultato dipende molto dall’ambiente di applicazione: polvere e sbalzi di temperatura sono nemici della finitura, per questo una cabina di verniciatura dedicata fa la differenza.
La laccatura può essere anche trasparente, per proteggere un’essenza lasciandone vedere la venatura, oppure a poro aperto, quando il colore copre il legno ma ne lascia percepire la struttura al tatto. In questa guida ci concentriamo sul laccato coprente in tinta unita, il più richiesto per ante e pareti attrezzate.
Opaco, satinato, lucido: la brillantezza
La brillantezza di una vernice si esprime in gloss, un valore che misura quanta luce viene riflessa. Più è basso, più la superficie appare opaca. I nomi commerciali variano da produttore a produttore, ma in linea di massima si distinguono tre famiglie.
- Opaco: aspetto morbido e contemporaneo, nasconde bene i piccoli difetti di planarità; alcune tinte scure possono evidenziare impronte e segni di sfregamento.
- Satinato: una via di mezzo, con un leggero riflesso; spesso è il compromesso più pratico nell’uso quotidiano.
- Lucido: effetto specchiato e colore più profondo; richiede un ciclo più lungo con lucidatura finale e mostra più facilmente graffi sottili e polvere.

RAL e NCS: due modi di catalogare i colori
Per comunicare un colore senza ambiguità si usano cartelle standard. La più nota è la RAL, nata in Germania: nella versione Classic ogni colore ha un codice a quattro cifre, ad esempio RAL 9010 per un bianco molto usato negli interni. È pratica e diffusa, ma offre una gamma relativamente limitata.
Il sistema NCS (Natural Colour System) descrive invece i colori in base a quanta nerezza, cromaticità e tonalità contengono, con codici come S 0502-Y. Ha una gamma molto più ampia ed è preferito da architetti e progettisti per le sfumature intermedie, i neutri caldi e i toni polverosi.
Il colore a campione
Se il colore che desideri non è in cartella, si può lavorare a campione: porti un oggetto, un tessuto, un frammento di intonaco, e il colorificio o il laboratorio ricava la formula più vicina. È la strada per abbinare l’arredo a una parete già dipinta o a un elemento esistente.
Il campione deve essere piano, abbastanza grande e non sbiadito. Tieni conto che la stessa formula può apparire leggermente diversa su materiali diversi: una tinta su intonaco ruvido e la stessa su un’anta liscia non riflettono la luce allo stesso modo.

La luce cambia il colore
Un errore frequente è scegliere il colore da uno schermo o sotto le luci di uno showroom. Monitor e smartphone non sono calibrati, e le lampade cambiano la percezione dei toni. Chiedi un campione laccato di dimensioni sufficienti e osservalo nella stanza dove andrà il mobile, di giorno e di sera, accanto a pavimento e pareti.
Anche la temperatura colore dell’illuminazione conta: una luce calda esalta i toni caldi e ingiallisce i bianchi freddi, una luce neutra è più fedele. Se prevedi LED nei mobili, trovi indicazioni nella guida all’illuminazione LED.
Laccato o alternative?
Il laccato non è l’unica strada per un’anta colorata. Laminati e nobilitati offrono tinte unite a catalogo con buona resistenza e costi spesso più contenuti; materiali come il Fenix uniscono una superficie opaca a caratteristiche tecniche particolari. Il laccato resta imbattibile per libertà cromatica, per ante sagomate o fresate e per la possibilità di ritocchi e rilaccature.
Sul fronte della resistenza, un laccato ben eseguito è adatto all’uso quotidiano ma va trattato con attenzione: niente spugne abrasive né solventi aggressivi. Per le cure di tutti i giorni rimandiamo alla guida sulla pulizia dei mobili.
Consigli pratici per scegliere
Per le ante della cucina in particolare trovi un confronto tra le diverse finiture nell’articolo dedicato alle ante della cucina.
- In cucina e negli ingressi, dove le ante si toccano spesso, valuta il satinato o un opaco di qualità.
- Per grandi superfici continue (pareti attrezzate, boiserie) l’opaco uniforma e riduce i riflessi.
- Il lucido rende al meglio su superfici ampie e ben illuminate, in ambienti poco esposti a urti.
- Conserva sempre il codice esatto del colore e della brillantezza: servirà per eventuali integrazioni.





